A cura di Ulderica Da Pozzo e Gian Paolo Gri
Fuochi. Gioventù e rituali in alta Carnia
Val Degano, Val Pesarina e Valcalda
Il termine e il concetto di ‘fuoco’ hanno svolto una funzione fondamentale, per secoli, anche in Carnia, riferiti alle cellule fondamentali e vive delle strutture comunitarie; cellule concrete, da vedere e da annusare: «fuochi fumanti» dicono le vecchie carte di vicinia e gli statuti. Per secoli la funzione di trasformare i diversi ‘fuochi’ domestici in aggregato comunitario, con la capacità di tenere in equilibrio esigenze di individualità delle famiglie e inevitabili contrapposizioni e conflitti, con i bisogni della solidarietà collettiva e dello scambio di persone, beni e servizi, è stato affidato – come forma di rappresentazione simbolica e nello stesso tempo di costruzione della comunità – proprio al rituale dei ‘fuochi di tutti’ che i giovani accendevano anche in Carnia sul pruc, sul plan, sul cret das cidulas. Un paese non è, si fa. I fuochi comunitari hanno ancora molto da costruire. E dunque, «che las cidulas as vàdin: impiàdas, tràtas, batiàdas, biélas, a lunc, lontan… Vìvule!» (Gian Paolo Gri).
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